Istruzioni per l'uso:
è la mia collezione privata,
ascoltala,
gelosamente racconta
momenti importanti.
"Un gioco?"
"Si, un gioco."
Così il dolore al collo e alla spalla se n'è andato via, si è sciolto come il gelato dentro la mia borsa vicino al termosifone.
Sembrava un film dell'orrore.
Quaranta minuti di lacrime, sbloccate da un abbraccio e da un dolore non troppo fisico ma piuttosto mentale.
Un gioco che dura due anni può diventare rischioso se ogni volta che vi incrociate, il vostro sguardo si blocca l'uno sull'altro e il resto del mondo diventa inutile.
"Si chiama: attrazione fatale."
"Si chiama farsi del male a gratis."
"Come ti pare."
I momenti passano, gli occhi si arrossano, l'invidia ammazza te e chi ti sta attorno, i capelli si arruffano e tu sei talmente presente che non posso chiamarti passato.
Rassegnarsi all'idea della presenza, sembra l'unica soluzione.
Nevica e tu lavori mentre io sto cercando d'inventarmi qualcosa per tenermi occupata.
Faccio colloqui, indosso la giacca portafortuna e misuro la mia adrenalina.
Prendo confidenza per le grandi occasioni.
Per fortuna niente mi elettrizza come il pensiero della bellezza che sprigionano le tue mani quando toccano i miei pensieri e si bagnano di lacrime.
Sincerità negli occhi eppure ancora non ti ho convinto, così sfuggi.
Scappi fino al tuo ufficio e ti nascondi dietro alle due parole che ho imparato a conoscere: "Incasinato. Gente." Solo lì sei l'uomo che controlla tutto, che sa cosa fare, mentre con me, no.
Raccontarti stronzate, incolparti, arrabbiarti e nasconderti non farà di me il tuo passato e lo sai. Credevo d'esser io la marionetta invece...
E' una bella giornata di Febbraio, fuori i fiocchi cadono leggeri.
I miei occhi s'arrossano pensando a qualcuno che senza interesse s'assicura che tu stia bene e t'abbraccia se sa che sei triste.
Ho trovato una famiglia, un'altra.
Questa famiglia ti copre le spalle, sempre.



