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lunedì 4 febbraio 2013

Ho perso un guanto

Istruzione per l'uso:
non lo so,
cercavo qualcosa di dolce,
malinconico,
tranquillo.


Passare dai calzettoni di lana e pantofole calde, alle calze ricamate e tacco, è altamente pericoloso se pensi di aver bisogno di respirare aria fresca e se soprattutto è Febbraio e fuori ci sono sedici gradi.

Non c'ho pensato tanto, ho guardato l'orario e con un braccio già dentro il vestito e un piede smaltato ero in macchina.

"Vado alla presentazione del libro e poi non so, non torno tardi!"
"Tardi, cosa vuol dire?"
"Che torno presto."
"Hai ancora mal di testa?"
"Un po', ma mi passerà."
"Copriti che è freddo."
"Mamma! Sono 16 gradi! Secondo te? Come sto?"
"La mamma certe cose le sa! E stai bene, perfetta."

Così, sono volata via. E mentre respiravo aria calda di Febbraio, riflettevo a quanto non posso lasciare questi posti, queste colline, queste strade e questi paesaggi.
Avevo le labbra dipinte di rosa, una rosa lucida. 
Mentre le nuvole mi passavano affianco e i campi incolti si disperdevano sotto il mio sguardo, mi son chiesta se quando sarai qui o sarò lì, sarà la stessa cosa. 
Se riuscirò ad uscire da sola con la città. 
Se sarò in grado di camminare con i miei tacchi e fermarmi a leggere le vetrine alle ventidue di un venerdì sera, senza aver paura.

Pesaro è grande ma non abbastanza da averti qui e forse nemmeno la tua città è abbastanza grande per me. Ho smesso di chiedermi come sarà, immagino e spero che il destino non si fermi qui e continui a portarci avanti in una danza decisa e dolce.

Vado in macchina senza radio, è rotta, allora canto. Parcheggio e intanto passo lì davanti, incrocio lo sguardo, sorrido e prometto di tornare, dopo la presentazione.
Ascoltare il corpo, lasciar andare la razionalità che voleva tenermi a casa "perché tanto non c'è nessuno" è stata la cosa più intelligente che potessi fare in questo periodo di cambiamenti.

Ascoltare i nuovi autori, guardare visi in protesta e una sala vuota, mi ha lasciato un dolce sapore in bocca.

Sapore coccolato da un vino bianco fermo e fruttato. La serata è cominciata così con un'amica che va a teatro e io che mi fermo ancora a bere vino bianco da sola, in un simpatico bar del centro.
Rido, mi tengo compagnia e decido di chiamare qualcuno.
Aspetto, scrivo e sorrido.
Musica assordante con vicini di tavolo che mi guardando curiosi di leggere e capire la mia solitudine. Una ragazza mi sorride, ricambio e continuo a scrivere. 
Un uomo curioso chiede e mi da appuntamento, proprio quando l'altro ha risposto e detto: "un'ora e arrivo.".
Sorseggio e penso che forse una passeggiata fino al mare mi avrebbe fatto bene. E così faccio. Cammino, leggo le vetrine, sistemo il trucco e cammino ancora. Mi siedo nella panchina più scomoda per respirare l'aria di mare e sentire il suo rumore, non vuole lasciarmi sola e sbatte le sue onde sugli scogli.
Musica classica si diffonde nell'aria, esce dall'albergo, mi fermo ad ascoltarla e un signore mi scopre, tra un tiro e l'altro della sua sigaretta, mi parla.

"Una signorina con un paio d'occhi così, cosa ci fa qui sola?"
"Aspetto e ascolto."
"Le posso offrire un bicchiere di vino? Ha voglia di entrare?"
"No grazie, non voglio disturbare."
"Entri perfavore, non è freddo ma non posso lasciarla qui sola e io devo lavorare."
"Si, forse ha ragione."
"Le dica che è qui a quell'uomo che aspetta e appena arriva, le prometto che la lascerò andare."

Sorrido ed entro scortata da un pinguino-barman che mi offre del vino bianco.
Parliamo, gli racconto e mi chiede come mai la canzone che sta uscendo dalla filodiffusione mi fa incantare.

"E' solo il buon vino."
"Non è vero. Lei s'intende."
"Un vecchio amore, che sembra tornare."
"...la danza classica?"
"Esatto. Le scarpette con le punte e i mille vestiti di tulle. Credo di sentirne la mancanza."
"E perché non ricominciare?"
"Perché non lo so."

Così l'uomo arriva, interrompe una chiacchierata, sorrido, ringrazio, faccio un inchino e raggiungo il mio appuntamento ritardatario seduto sulla mia stessa panchina scomoda.

"Tra le tante, hai scelto quella più scomoda!"
"Così camminiamo."

Nessuno può capire quanto belli siano, il mare e la Palla di Pomodoro, alle ventidue.
Due anni, son passati da momenti come questo e in questa serata si respira sincerità tra noi.
Parlavi, ridevo, parlavi, facevi il difficile, cercavi contatto e ridevo.
Il lago, la settimana sul monte, una birra e i compagni di una vita che cambiano.

Noi che ci salutiamo con un abbraccio, promesse che non manteniamo nè adesso nè domani. 

"T'accompagno alla macchina?"
"No, grazie. Faccio due passi."
"Ehi, grazie per avermi fatto uscire."
"Di niente, avevo bisogno di te."

"Ciao ragazzo."
"Ti chiamo domani."
"Ciao!"

Chiamo l'amica e torno a casa ubriaca di ricordi e di sorrisi.
Senza un guanto.

martedì 4 dicembre 2012

"La chimica, bisogna ascoltarla."

"M'innamoro cinque o sei volte al giorno."
Ripeteva l'uomo appoggiato alla porta con la giacca.
"E tu? Quante volte t'innamori, eh?"

Lei abbassò lo sguardo e cercò di nascondere quanto più poteva il rossore sulle guance. 
S'innamorava troppo spesso, più di qualsiasi altra donna dalle scarpe rosse. 
Passeggiavano per le vie della città, abbracciati ad un freddo polare che lasciava nuvole di fumo ad ogni respiro.

"Divento noioso e parlo solo io, frenami!"
"Frena."
"Sto zitto?"
"No, frena la macchina."
"Ah."

"Chiacchieri troppo signor VendoDentifriciAncheAiNeonati."
"Se non chiacchiero io, tu stai in silenzio. E il silenzio non è bello."
"Qualche volta basta solo guardare un po' di più."
"Qualche volta mi rompi il cazzo."
"Tipo quando ho ragione?"
"Tipo, si."

"Hai pensato a dove mi porterai giovedì?"
"Cos'è giovedi?"
"E' una settimana da quando mi hai fatto sbattere la testa."
"Quindi?"
"Quindi, si deve festeggiare."
"Cosa c'è da festeggiare?"
"Per festeggiare bisogna avere una motivazione, sempre?"
"No."
"E allora perchè fai storie?"
"Perchè volevo vedere dove andavi a parare e quanto ci mettevi per far venire fuori la donna scassacoglioni."
"Non provocare, ragazzo."

Mangiarono, Fleur e l'uomo, qualcosa di indefinito. 
Rincoglionirono la bionda che sembrava  felice di giovani in un posto per vecchi. 
Ordinarono Martini, ed erano d'accordo, sembravano in vacanza in un giorno qualunque, in una città familiare.
Parlarono, talmente tanto che la gola si seccò e il gran chiacchierone, rimase in silenzio.

"Il tuo silenzio parla da solo."
"Cosa dice?"
"Che ti sei rilassato e non hai bisogno di dire cose stupide."
"Dico cose stupide?"
"Ogni tanto."
"Quindi adesso parli tu?"
"No. Adesso stai zitto, per cortesia."

Guardarono il cielo e le mani cominciarono a scaldarsi. 
Per un momento, la chimica venne messa da parte.

mercoledì 7 novembre 2012

ConversazioniSullaAnormalità

Sto ancora leggendo il tuo blog, sono 3 giorni che lo leggo e e e..Non ho parole!!

non hai parole? in positivo o in negativo?

Non ho parole, come posso dirti se sono in positivo o in negativo? Strane conversazioni ogni volta nel tuo blog, non vorrai mica inserire anche la nostra?

inserirò anche un pezzettino di questo conversazione se non ti dispiace

Perchè dovrebbe dispiacermi? *.* diventerò famoso! Tutte le tue lettrici si chiederanno "Oh mamma chi è quel bel fustacchiotto amico di Susy??"

si esatto

Ne sarei quasi sicuro, nel tuo blog non c'è niente di normale, e chi ti segue non penso sia così normale come pensa di essere.

beh ma se fosse normalità che gusto ci sarebbe nel leggerlo?

martedì 6 novembre 2012

StiCazziCheBello


- Cosa fai con quello zucchero?
- Lo metto nella macedonia alcolica.
- ah . Ma quello zucchero lì, di quella marca lì, dove l'hai comprato?
- Alla coop, qui da noi.
- Ah 

intanto...

- Ti volevo dire che a casa mia per la prima volta è arrivato lo zucchero di Italia Zuccheri. Puoi venire anche tu adesso! Non ti menano!
- Sti cazzi!
- Sti cazzi = che bello o sti cazzi = che palle?
- Che bello, Sus. Che bello.

E' arrivato il TuoZucchero e mentre vado in ufficio, in macchina, rido.
Penso a quando ho chiesto conferme. 
Magari son stronzate. 
Ma è bello pensarci noi. 
Qui.

giovedì 25 ottobre 2012

AnnaLisa, 4 anni, e un vestito scic!

- cos'è, zia, il radicalscic?!
- è una malattia.
- ah.
(...pausa...)
- allora misà, che l'ho presa.
- perchè?
- perchè oggi la maestra dell'asilo mi ha detto che ero molto scic!!

mercoledì 17 ottobre 2012

L'amore non esiste perchè il negozio ha chiuso.

I matrimoni mi son sempre piaciuti, merletti e confetti bianchi alla mandorla ne son sempre andata matta.
Fuggivo verso i vestiti bianchi con la nonna e il sabato quando camminavo con papà e mamma per le vie della città, mi fermavo nel negozio per eccellenza di abiti da sposa.
Ha chiuso. Mille bambine sognanti del vestito bianco per eccellenza, saranno distrutte.
Io l'ho detto che l'amore non esiste, è sparito quando ha chiuso "LeOreLiete".
Ecco.

Sono inondata da fotografie di viaggi meravigliosi.
E il colmo è : "Susanna prepara itinerari per i viaggi di nozze." Chetelodicoaffare cosa è comparso nel mio cervello nei 5 minuti seguenti.
L'ho detto: "Ho un rifiuto organico, ma li faccio. Giuro."
"Li guardiamo insieme se vuoi."
"No, ce la posso fare."
...così termina la prima giornata di una lunga settimana finita venerdì scorso.
Vuoi commentare?
Anche no.

Poi, un giorno in mezzo alla settimana succedono cose buffe: io e te che ci mandiamo interminabili mail e continui messaggi sul cellulare.
Due 15enni alle prese con gli ormoni e tutto quello che riguarda cuoricini e occhietti dolci, in una parola: CRETINI.

Credevo di non saper più cosa fossero, invece mi guardo allo specchio e spero che questa volta qualcosa di buono accada, o forse no. (il cinismo è alle strette, lo so.)

Avevo chiesto a qualcuno, una sera, il modo per capire se tutto questo mio sbatter di ali e ciglia andasse bene, Alessandro sembra la conferma.
Alessandro, lo sento ovunque, tutti si chiamano così e io ho capito.
Alessandro è sinonimo di sicurezza, di strada giusta, era il protettore dei paesi, mi ha detto un'amica.
Quindi vado avanti così.

Con la macchina della nonna, la UnoGrigia. Uno spettacolo.
Mi si ferma appena va giù di giri e tu impazzisci, ti arrabbi e riaccendi la radio e vai via.
Non si può cambiare. Comprerò una macchina forse un giorno. O forse no.
Ho chiesto di capire chi fosse quello che mi faceva togliere il fiato, beh mi sembra chiaro.
Ho capito.
Non ci credo più, credo.
O forse ho solo bisogno di ricominciare con calma, senza fretta.

Un anno di chiacchierate e di pianti per risolvere i miei conflitti che in 10 minuti si son sciolti come zucchero bianco nel caffè caldo.

Un sorriso lungo un giorno e l'aria che mi manca quando trovo sul cellulare i tuoi regali.
Stronzate.
L'amore non esiste e eppure trasforma le giornate così bene che spesso mi spaventa.

Rimane il fatto che il negozio di vestiti ModelloConfettoEBomboniere, è chiuso.
E io non credo più nell'amore.

lunedì 8 ottobre 2012

DonnaConGliOrecchiniDiPerle,daLunedì

La donna, lo era diventata dopo lunedì e dopo gli orecchini di perle, si era seduta sulla panchina più nascosta.
Riusciva a vedere chi entrava, chi passeggiava e chi pedalava ma lei rimaneva in disparte, seduta con lo sguardo perso nel vuoto.
Stesa guardava il cielo con il libro sulla pancia mentre mangiava una caramella al limone.

Era stanca gli occhi diventavano sempre più piccoli, aveva guardato, ascoltato così tante cose da esser sfinita. Il libro faceva leggere le sue pagine al vento e il suo cellulare suonava ad ogni messaggio ricevuto.
Chiuse gli occhi per 10 secondi e un fiato pesante aveva raggiunto il suo viso. Si alzò di scatto, aprì gli occhi e un cagnolone nero era lì.

Mi fissava curioso, come se avessi una caramella nascosta nelle tasche.
Un ragazzo con la tuta blu si scusò e si diresse verso l'uscita, nascondendosi dietro ad un albero mentre chiamava il cane.
Un fischio e entrambi svanirono nel nulla. Mi schiarì la voce e mi uscì un "niente" ma non feci in tempo.

Continuavo a leggere, il vento sfiorava i capelli e nel mentre aveva rovesciato i miei appunti.
Io e Giacomo eravamo belli insieme, pensavo. Quel messaggio aveva riacceso la speranza, debole e crudele si faceva spazio tra il vento e i miei sorrisi.
Avrei voluto fosse vero.
Avrei voluto credergli come la prima volta.
Avrei voluto che fosse già qui a rassicurarmi.
L'avevo raccontato ad un amico, l'unico, e la sera prima aveva risolto il tutto con un: "Non pensarci prima del dovuto." Echetelodicoaffare quanta voglia avevo di saperlo già qui con me.

Il vento cessò, il libro si fermò e all'improvviso il ricordo doloroso di quello che avevo passato prese il sopravvento. Chiusi tutto e mi diressi vero l'ufficio, avevo detto no alla presa in giro, ancora.
Sono diventata una donna, una donna con gli orecchini di perle, da lunedì.

venerdì 5 ottobre 2012

ConversazioniSuiMassimiSistemi

"Sai cosa non ho mai fatto? scegliere di stare con una persona dopo averla conosciuta, mi ci sono sempre buttata a capofitto e questo significa sprecare le infinite possibilità del libero arbitrio e con questo basta se no vado in paranoia anche io."


Photoshop NuovoNegozio


‎- cosa fai?
- impazzisco
- con cosa?
- Photoshop
- cioè impazzisci per comprare foto?

...ci sono persone che non puoi far altro che amare molto a tratti continui.

mercoledì 3 ottobre 2012

Dialogando

- Ma ascolta adesso cosa farai?
- quando?
- adesso.
- adesso vado a cercar di spendere i soldi appena ricevuti da mia nonna.
- ah.
- pensi di riuscire a venire con me?
- non credo.
- e poi cosa farai?
- non lo so.
- vuoi venire con me?
- dove?
- a rotolarci nell'erba e a far finta di essere amanti.
- non penso di riuscirci.
- perchè?
- perchè l'erba macchia e poi non va via.
- ah.
- e far finta di essere amanti, pensi di farcela?
- non credo.
- dimenticavo quanto sei stronza.
- hai ragione.
- ho ragione? quindi vieni?
- no, hai ragione che son stronza.
- prima o poi cederai, e io sarò lì.
- parto per la Francia.
- no.
- hai ragione, non parto.
- se parti me lo dici prima?
- vedrò.
- ti amo.
- vaffanculo.

venerdì 14 settembre 2012

ProblemSolving LessionNumberOne

- è da un po' che conosco solo persone che si chiamano Alessandro\a. Come devo fare per capirne il motivo?
- trombati un Alessandro qualsiasi.

c'est la vie.

(ho riassunto la mia parte. Sappilo, interlocutore curioso.)

mercoledì 12 settembre 2012

ConversazioniCheRendonoL'idea

- Ti volevo dire che hai dello zucchero sparso per la faccia.
- Non è vero, non mangio zucchero bianco nè bruciato che sembra di canna.
- Perchè?
- Per i dipendenti degli zuccherifici.
- Sei in protesta con loro?
- No. Cerco di farli chiudere.

- Perchè?
- Perchè uno di loro mi sta sul cazzo.
- Ah. Quindi, tu per uno ne mandi a casa mille?
- Si.
- Ricordami di non litigare mai con te, e che non lo facciano anche tutti gli altri della mia categoria.
- Sarà fatto.

- Ti volevo dire che hai della pizza sparsa per la faccia.
- Non ho mangiato pizza!
- Era per vedere se ti stavano sul cazzo anche i pizzaioli, sai com'è giusto per avere idea di quali lavori fare e quali no.

- Ti ho mai detto che ti amo?
- No. Ma non male come prima dichiarazione.
- Ti aspettavi qualcosa di più romantico?
- No. Non me l'aspettavo proprio.
- Effettivamente, io sono innamorata di un altro.

- Effettivamente tu t'innamori troppo spesso e per motivi troppo futili.
- Ah già, effettivamente hai ragione. Ma sai, io m'innamoro con poco. Il casino è amare veramente.
- Perle di saggezza, oggi?
- No, risultato della lettura della mano al pc.
- Scusa?

- Ieri sera, io e la G. ci siamo fatte leggere la mano al pc.
- Ma come al pc?
- Si, tu mettevi la mano sopra un lampione colorato di azzurro, gli davi un euro, e lui in cambio ti dava un foglio con scritto cosa dice il mio inconscio.
- e cosa dice?
- non mi ricordo. Ma la cosa che m'ha fatto ridere molto è stata la scritta sotto: "Attenzione valido per 4 settimane. Se questo non è il tuo momento migliore, buona fortuna per la prossima volta!"
- S'è parato il culo! 
- Già, furbo. Marketing.

- Già.
- Poi non so perchè ma l'ultima frase della mia amica è stata: non ci sono, che quella lì, deve pucciare il pippo al moroso e non può farlo il giovedì. 
- Pucciare rende l'idea. Un po' come la scarpetta con il sugo al ragù della nonna.
- Esatto.

- Scriverai la conversazione sul blog?
- Esatto.
- Anche il termine pucciare?
- Esatto.
- Povera la tua amica.
- Esatto.



domenica 2 settembre 2012

Momenti Rubati

"Succede" è una parola bella.

Talmente bella che la uso spesso, perchè le cose succedono e se succedono vuol dire che sono importanti.

Succede che la legge d'attrazione esiste.

Ed esiste talmente tanto che mi sono ritrovata ad andare ad un matrimonio, credendo di non conoscere nessuno e invece tre quarti degli invitati sono amici.
E allora prendo la rosa che mi hai regalato e vado via.
Vado via con  il fiore in mano, furtiva, non voglio disturbare.
Rubo uno scatto, rubo un momento bello, lo tengo negli occhi per i momenti di crisi.
Stringo al dito l'anello che nonna mi ha regalato, mi da forza.

Gli occhi fini dei fini palati si accorgono e in silenzio commentano, con la loro ironia triste.
Inebriati dal profumo floreale dei capelli, stanno in silenzio a combattere contro la loro lingua.
Qualcuno mi ha detto che prima o poi si paga tutto, che sia la loro volta?
A conti fatti, forse vali meno di quello che appari, un altro sposo che se la prende con me per le sue scelte idiote.

Ecchecivuoifare, io so esser diversa!
Mi viene in mente una canzone, che dice: "E' una bella ragazza, mi versava da bere e tu così lontana non c'eri più...(peccato che siamo sposati da poco, aggiungerei).
Ne ho contanti-incontrati 4, quanti ancora?

E allora tengo il fiore in mano, mi addolcisco l'olfatto con il suo odore e torno a casa passando per posti che frequentavo con noi.

Trequarti d'ora di cerimonia e la parola Giacomo è stata ripetuta ben 45milavolte da preti, mogli, mariti e sposi con promesse annesse.

Cosa sono le promesse?
Quelle cose che si dicono in queste circostanze: prendi questo anello etc, prometto di amarti etc, hai presente?

Con la promessa che si son scambiati anche tu sei volato via, un po' come le parole. (verba volant, giusto?!).

E' successo che ogni palloncino ha preso una mia speranza, se l'è legata al cordoncino e son volati via insieme, altrove. Gli ho detto ciao.
Se dovessi rivederli, prendili, leggili e salutali anche tu, non torneranno.

E' successo che io tanta emozione battere dentro di me, non la sentivo da molto.
L'aver lasciato tutto sul tavolo e l'aver lasciato un paio d'occhi stanchi sul divano è stata la scelta giusta, sembra.
Sposatevi, fatemi sognare guardandovi. 
Grazie.

martedì 24 luglio 2012

Flusso di tè

Ci sono delle cose che suonano di bellezza:  il tuono alle 11:00 di domenica mattina, quando ancora la coperta mi copre il viso e gli occhi sono chiusi.
Oppure c'è chi di bellezza risplende come la signora nella macchina un po' più in giù. Si è tolta il camice da lavoro, pettinata la frangia con una spazzola tirata fuori dal porta oggetti e poi si è stesa un velo rosso sulle labbra.
Splendeva, sbrillucicava ed era lunedì e pioveva.
Io mangiavo mentre aspettavo le 14:30, per tornare.
Per chiudere fuori dalla porta di vetro i miei pensieri brutti e dimenticarmi che era un grande peso.
Sono stata in silenzio una settimana, credo basti.

Succedono cose in una settimana, sapete?

Ho cucinato passatelli;
ho dormito con le coperte;
mi sono alzata alle 4 per chiudere la finestra che sbatteva.
Cadenze regolare, teneva il tempo al vento.

Ho una cavigliera nuova, gli occhi rossi, un sorriso, un uomo che mi scrive, ho il mio Ansimatore delle 4.

Che poi a proposito dell'Ansimatore, scusate piccolo spazio personale.
Dicevo.
Si, "Se tu", mettiamo il caso," mio caro Ansimatore che leggi il mio blog, (perchè t'ho scoperto!), mi chiamassi un po' prima delle 4 oppure un po' dopo?Eh? Cosa dici?!Propongo 7? Dai?! EH? SI?!"
Così unisco l'utile al simpaticismo.
Un simpatico Ansimatore che mi sveglia e mi ricorda che le 7 esistono negli orologi, sarebbe perfetto.

Visto questa parentesi, volevo consigliavi una cosa:
se mi volete male, svegliarmi presto.
Ho scoperto che è la cosa peggiore che mi possa capitare-chiede-obbligare.
Vivo di notte.
La preferisco.
Preferisco il silenzio, preferisco il buio, non devo sforzare gli occhi.
Non devo controllare a lunghe distanze.
Ecchetelodicoaffare quanta fatica faccio per alzarmi alle 7:30.
OrcoMondo.

Durante l'esercizio ho portato via una Teiera. (...non sono matta. Prendetelo così, te lo contestualizzerò. Promesso.) 
E oggi c'era il mercatino dell'antiquariato, mi sono ricordata, secondo te? Ovviamente NO. Merda.

Se mi volte fare un regalo, invece, regalatemi una teiera, di ogni colore, di ogni momento storico.
Ma che sia teiera.
Sola, senza tazze.
Non c'è bisogno.

Ti ho sentito venir su per le scale, proprio mentre c'era la mia canzone preferita di Ameliè.
Grazie.
Grazie per avermi fatto dormire.
Grazie perchè non riuscivo a star sola, dopo tutto.
Dopo noi.
Dopo tutto, prendo la teiera e vado a fare il tè.

Ciao.

martedì 17 luglio 2012

"Emanciparmi dall'incubo delle passioni."

Occhi piccoli che sbattono.

Inciampando su un sito, ho trovato canzoni che unite insieme producono la miglior dedica d'amore.
E non sai quanto mi ci sono ritrovata dentro.
E non sai quanto sogno che tutto quello sia per me.

E poi vorrei che questa serata fresca, in cui ho messo anche la maglietta, tu fossi qui e non lì.
Perchè tanto lo sappiamo, ci manchiamo.

Non sai quanto sono bionda, e poi si sa: io ho te e tu hai me.
Dovresti chiamarmi, eppure è proprio quello che non fai.
Dovresti abbracciarmi.
Dovremmo spalmarci dell'antipunture di zanzare.Perchè lì fuori, lì sotto la luna e in mezzo al prato, rischi di morire di prurito.
Io non ho quell'orribile roba che evita i mozzichi delle zanzare.
Quindi, se io gratto te, tu gratti me, cosa ne pensi?
Oppure prendo una coperta e facciamo finta di essere dentro ad un astronave?Viaggiamo lontano, senza grattarci?

Volevo dirti un sacco di cose ma tu non chiami me.
Credo che io continuerò ad essere sincera con te.

Se stai in silenzio, però e mi porti un fiore, risolviamo il tutto.Si, con un fiore ti faccio salire sulla mia astronave.

Confondiamoci, fa rima con perdiamoci, rotoliamoci, copriamoci, arricciamoci e un sacco di altra roba.

domenica 8 luglio 2012

"Carina sei carina eh, e non ti manca nemmeno niente. Ascolta allo zio."

E' capitato.
Sarà il luglio.
Saremo noi due.
Sanremo è sempre sanremo.

Sono andata a teatro. Mi sono innamorata.
Credo che l'amore sia assurdo. Anzi senza credo, ne sono sicura.
Ci si può innamorare a teatro in 5 secondi?

Ho comprato libri. Regalo libri. Vendo libri, no.
Faccio concorrenza alle librerie. E poi li spaccio per belli anche se non lo sono.
Perchè anche se non è bello, è comunque un libro. E merita di essere letto.

Ti ho comprato un libro. Micina della zia.
La zia, o forse non è la zia, qualsiasi epiteto mi darete, andrà bene.
La tua zia grande, ti compra caramelle gommose e ti compra un libro.
Mangiamo e leggiamo.
Giuro.

Sogno una vita. La mia vita e mi arrendo.
Mi arrendo e non dico più niente.
Invento storie.

A 70anni o trovi la pace o ti disegni le sopra-ciglia con la matita nera e poi ciao, sono quella piccola che è diventata grande, ma che tra di voi son sempre la più piccola.

Non rientro più nel futuro per qualcuno.
Per altri sono bella, per mio zio carina e che non mi manca niente.
Avevi messo in dubbio, che mi mancasse qualcosa?

Ripetere la stessa frase per 10 minuti è autoconvinzione, prima regola.
Ricordatelo, zio.
Io non te l'ho detto perchè sono gentile. Tu però dovresti saperlo se io sono quella carina.
Tua figlia non farà quello che vuoi tu.
Scordatelo, zio.
Te lo dico per evitare delusioni. Ma se non ascolti, allora va bene.

Ieri sera era perfetto. Nell'assurdita, era perfetto.
E' come se casa mia fosse quella.
Ho cercato parole. Per rimediare al mio errore. Non le trovo.
E' caldo. Vaffanculo umidità. Voglio sentire freddo.

Se poi ti sogno, insieme ai nostri figli. Svegliarsi fa male.
Le porte si aprono, ma io non voglio. O forse voglio. O forse so dove sto andando. O forse...
Caldo. Assomiglia a quello.
Dovresti venire anche tu sta sera. Colorato. Ci farebbe bene.
Che poi se sei vestito di un solo colore va bene uguale. Non mi formalizzerò.

Siamo nella fase adolescenziale, prima o poi diventeremo maturi e condivideremo lo stesso pensiero.
Argh! No! Mi ero dimenticata del luglio passato con il cellulare squillante.

Per qualcuno sono carina, per te sono bella.
Per me sono femmina.
Per voi?

lunedì 2 luglio 2012

MomentaneamenteNeVedreiMille

Concerti.
Ne vedrei a mille.
Ballerei per ore, cantando a squarcia gola e poi riderei e berrei anche della birra.
Tutto fino alla sfinimento, fino a quando saltare non fa più male perchè sei felice.
Farei evaporare il caldo dalla terra, mentre si intona la canzone che canto al mattino, per andare a scuola.

Concerti.
Ne vedrei mille.
Sentire, sudare, cercare tutti e continuare a ballare giocherellando con i capelli.

Concerti.
Ne vedrei mille.
Luci e musica, mille colori-emozioni.

Concerti.
Ne vedrei mille.
Quando ci riandiamo?

Concerti.
Ne vedrei mille, un po' come quando stiamo insieme e guardiamo la tele.
Ti guarderei mille volte, perchè poi i tuoi occhi fanno luce mentre io digito sul pc qualcosa a caso, perchè voglio scrivere, ma non so cosa di preciso.
So che volevo andare al concerto e ho ballato.
Ho saltato.
Ho riso.
Ho anche bevuto schifosamente. Forse troppo. Ma va bene.

Ai concerti potresti incontrare un sacco di gente strana e poi può capitare di ritornarci con le persone che vuoi bene e allora i concerti servono, anche se paghi di più.
 Anche se è caldo e la polvere ha disegnato il segno delle scarpe sui piedi.

Io ai concerti voglio andarci con voi.
Magari anche in macchine diverse.
Però andiamoci e balliamo molto che magari mi passa anche l'ansia da compressione.
Se poi tiri il reggiseno, io mi arrampico sulle transenne per vedere meglio, va bene così?

Concerti.
Ne vedrei mille.
Ne vedrei mille con te.
Ne vedrei mille con noi.
Ne vedrei mille, come guardo quella finestra che non avevo mai aperto.
Avete mai fatto caso a quanto son belle le cose se le guardi da un altro angolo?
Io mi sono accorta ieri.
Ne vedrei mille.
Concerti.